1888 National Gallery of Scotland, Edimburgo Olio su tela, 73 x 92 cm
La grande novità del quadro è la coesistenza di un piano reale ed uno immaginario, e il collegamento di questi due piani mediante espedienti plastici: le donne bretoni inginocchiate formano con le loro cuffie e profili un ritmo decorativo continuo, l’albero in diagonale divide a metà il prato rosso, isolando la zona dove avviene la biblica lotta di Giacobbe con l’angelo. L’artista vuole domare il dipinto alla chiesa di Nizon, presso Pont-Aven. Gauguin vi si reca con Bernard e Laval, ma il parroco rifiuta l’opera che sarà poi esposta nel 1889 a Parigi e a Bruxelles. Gauguin invia Vincent Van Gogh, insieme a un suo schizzo, una lettera descrivendo e commentando questo insolito dipinto: “Credo di aver ottenuto nelle figure una grande semplicità rustica e superstiziosa. Il tutto è molto severo. La mucca sotto l’albero è minuta in rapporto alla realtà, e si impenna. Per me in questo quadro il paesaggio e la lotta esistono solo nella fantasia della gente in preghiera dopo il sermone, ragion per cui esiste un contrasto fra la gente vera e la lotta nel paesaggio immaginario e sproporzionato”. Il tema del sermone, la lotta di Giacobbe con l’angelo, è tra i soggetti preferiti dagli artisti della generazione e dei gusti di Gauguin, essendo trattato da Delacroix in un celebre affresco nella chiesa di Saint-Sulpice. Ma qui il pittore si ispira piuttosto alle stampe giapponesi, sia nel motivo del combattimento, sia nell’ampia campitura rossa. Il quadro si presenta con una evidente bidimensionalità che nega qualsiasi costruzione naturalistica e prospettica. Ciò viene ulteriormente confermato dal colore rosso steso con tale uniformità da non far capire se rappresenta un piano orizzontale, verticale, o di altra inclinazione.
Già il soggetto, di per sé, non può essere considerato naturalistico. Non appartiene alla normale esperienza visiva vedere un angelo e un demonio che lottano. Se si ha una tale visione, essa proviene di certo dalla propria interiorità psichica. Interiorità che, come il titolo ci suggerisce, è stata eccitata dall’ascolto di un sermone.
Il contenuto dell’opera è quindi un’allegoria dell’eterna lotta tra il bene e il male che è uno dei fondamenti su cui si basano tutte le religioni. In questo senso il simbolismo dell’opera è evidente. Il quadro cerca una significato che va al di là di un semplice episodio: vuole proporre invece una riflessione più universale sulla capacità di penetrazione, anche delle persone semplici come le donne raffigurate sul quadro, di quei misteri invisibili e insondabili quali la lotta tra il bene e il male che governano la reale dinamica della vita e dell’universo. Il quadro è pertanto pervaso da una religiosità mistica molto evidente. L’opera suscita grandi entusiasmi, in particolare quello del critico Albert Aurier, che considera Gauguin il fondatore del Simbolismo pittorico, di uno stile che privilegia il regno delle idee rispetto alla rappresentazione naturalistica. Pissarro invece rimprovera “di aver scopiazzato i giapponesi, i pittori bizantini” e “di non applicare la sua sintesi alla nostra filosofia moderna […] antiautoritaria e antimistica”. |