1484 Galleria degli Uffizi, Firenze Tempera su tela, 184,5 x 285,5 cm
Anche di questa vera e propria opera del Rinascimento non conosciamo né la data precisa, né l’occasione e la committenza per la quale fu eseguita. L’opera è stata datata variamente, ma pare pertinente collocarne l’esecuzione dopo il soggiorno romano. Il titolo che rende famosa la tela risale al secolo scorso e si deve la sua errata interpretazione come Venere Anadiopmene (sorgente dal mare) , soggetto che in antichità ha reso famoso il pittore greco Apelle. Qui in realtà Botticelli, ispirato agli scritti di Omero e Virgilio e forse ai versi dell’amico Poliziano, narra un altro episodio del mito della dea: l’approdo all’isola di Citera o Cipro. Nel paesaggio marino rappresentato con massima semplicità, al centro della tela, Venere sorge dalla spuma del mare nuda in piedi su una valva di conchiglia approda sulla spiaggia; a destra Ora della Primavera, una delle ninfe che presiedono al mutare delle stagioni, accorre a coprire la dea, porgendo un mantello di seta ricamato con margherite e altri fiori. A sinistra, Zefiro (il vento fecondatore) e Clori (la ninfa che simboleggia la fisicità dell'atto d'amore), dolcemente abbracciati mentre dal cielo piovono rose, soffiano per sospingere Venere all’approdo. Se le figure di sinistra derivano da quelle raffigurate sulla Tazza farnese,ora al Museo Archeologico di Napoli e all’epoca nella collezione delle gemme di Lorenzo il Magnifico, la posa della figura principale è ispirata al tipo scultoreo antico della Venus pudica, nota fin dal Medioevo. Il soffio vitale offerto dai due amanti, Zefiro e Clori e la vestizione da parte della ninfa sono i due lati ideali di un triangolo al vertice del quale si pone Venere che diviene, quindi, l'elemento mediano dell'intera scena e ci ammonisce sulla necessità di equilibrio, nell'esperienza amorosa, tra passione fisica e purezza spirituale, tra esaltazione dei sensi e elevazione dell'essenza. Un'interpretazione più accurata dell'opera porta a credere che la figura femminile abbracciata a Zefiro sia Bora, altro importante vento che spira sull'isola di Cipro. Venere, qui rappresentata nel momento del suo arrivo sull'isola (Afrodite è spesso definita la Cipride) è nata dal pene di Urano che dopo l'evirazione da parte di Crono è caduto in mare fondendosi alla schiuma delle onde. È questa quindi una rappresentazione della Venere Uranea o Celeste, ragion pura e bellezza più alta nei sensi, in contrapposizione con la Venere terrena della Primavera . La Simbologia, come sempre nel Botticelli, assume un ruolo fondamentale nell'opera, fondendo i nuovi ideali cristiani con la grandiosità del mito classico. Non a caso quindi il manto offerto dall'Ora a Venere è rosa e decorato con fiori, simbolo del battesimo di Cristo, mentre il fiordaliso nella storia dell'arte è la rappresentazioni della "vergine regina dei cieli".
La presenza di rami di mirto è da ricondurre infine alla concezione di "Sacra Venere" di cui questo ne è simbolo. Al pari della Primavera anche quest’opera testimonia il periodo più armonioso e sereno dell’arte di Botticelli, legato all’atmosfera napoleonica della civiltà laurenziana: ancora una volta la fusione di Spirito e Materia, l’armonioso connubio di Idea e Natura. Anziché i colori brillanti e corposi della Primavera, l’opera risulta dipinta con un composto di tuorlo diluito con una vernice leggera che la rendono simile ad un affresco. I colori sono chiari e puri, le forme nette, raffinatissime e trovano la loro sublimazione nel nudo statuario e pudico della dea. Il disegno è armonico, delicato; le linee sono elegantissime e creano, nelle onde appena increspate, nel gonfiarsi delle vesti, nel fluire armonico dei capelli della dea e nello stesso profilo della spiaggia , dei giochi decorativi sinuosi e aggraziati. |