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Adorazione dei Magi – Leonardo
Data: Mer, 09 Gennaio 2008

(1481 - 1482)
Galleria degli Uffizi, Firenze
Olio su tavola
cm 246 x 243

 

La tavola era stata commissionata nel marzo 1481 dai monaci di San Donato a Scopeto – canonici regolari di Sant’Agostino della congregazione di San Salvatore- ma poiché non venne mai portata a termine essa rimase, alla partenza di Leonardo per Milano,  nelle stanze della casa del suo amico Amerigo Benci. Per sostituirla, molti anni più tardi, i monaci chiederanno una pala di analogo soggetto a Filippino Lippi. L’Adorazione passò successivamente nella collezione di Antonio e Giulio dè Medici per arrivare ( dopo altri spostamenti tra cui anche la villa di Castello nei pressi di Firenze) agli Uffizi nel 1794.

La scena monocroma raffigurata è dinamicamente articolata sulla base di un impianto prospettico complesso: un grandioso scenario composto da più episodi concatenati da una sorta di moto continuo; un’azione avvolgente popolata di uomini ed animali che doveva offrire  di gruppo in gruppo  quasi l’illusione di una metamorfosi figurativa, densa anche di significati simbolici.
In primo piano l’Adorazione dei Magi vera e propria da cui parte il senso di circolarità, un vortice di azioni e gesti che fa perno nel gruppo della Vergine col Figlio.
Con i Magi, la Madonna dà origine ad una piramide, di cui ne è il vertice; il fatto che le sue gambe siano rivolte a sinistra mentre la sua testa e quella di Gesù si volgono a destra danno alla piramide un senso di movimento rotatorio. La testa di Maria è l'intersezione delle due diagonali del dipinto, che si può dire quadrato visto la lieve differenza tra altezza e base, quindi la testa della Madonna è centrale nell'opera.
Sul fondo, attraverso la diagonale formata dai due alberi, il primo un alloro simbolo di trionfo e il secondo una arecacaee, simbolo di martirio, si svolgono due scene che sembrano raccontare la trama di una storia antecedente all’Epifania: a destra uno scontro di armati,  uomini disarcionati e cavalli che s’impennano; a sinistra uomini affaccendati sulle rampe, intenti alla ricostruzione dell’architettura in rovina, con parti nuove che coesistono con altre dirute, elementi che possono alludere alla follia degli uomini che non hanno ancora ricevuto il messaggio cristiano e alla caduta del paganesimo per l’avvento di Cristo.
Sull’arco spezzato, piccoli arbusti che si vedono talvolta su alcune costruzioni  dove, per qualche accidente, il lavoro è stato interrotto e la natura ha avuto il tempo di impadronirsene nuovamente.
Secondo alcuni esperti inoltre, il fanciullo all'estrema destra del quadro, che guarda “fuori dal dipinto” quasi ad indicare ulteriori spettatori alla scena, potrebbe essere un autoritratto giovanile di Leonardo.
Anche su quest’opera sono state condotte delle riflettografie a raggi infrarossi, in vista di un restauro non ancora effettuato, ma auspicabile a causa della presenza di numerose impurità che ne compromettono la piena leggibilità dovute alle vernici con cui è stata ricoperta nei secoli. In queste indagini si legge chiara “la presenza di carpentieri e muratori, alacremente impegnati sui gradini e sul muro che sovrasta gli archi fra le scale: uomini che tirano su ceste e assi di legno, uomini ripresi in atto di spalare o sistemare mattoni” (Natali, 2002). Niente di questo purtroppo è dato di vedere ad occhio nudo e anzi a volte si ha l’impressione, rimirando la tavola, che quella superficie marrone-rossastra livelli ed appiattisca.


 

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