Il Bar alle Folies-Bergère – Manet Data: Mer, 19 Dicembre 2007
Si tratta dell’ultimo quadro importante del pittore, da sempre considerato il suo testamento, testimone dell’evoluzione e, al contempo, dell’estrema coerenza interna, del suo percorso artistico. Nel dipinto si ritrovano infatti molte componenti caratteristiche di tutto l’arco creativo di Manet: l’ambientazione parigina, la tranche-de-vie moderna, una composizione calibrata, l’uso del nero, una straordinaria natura morta. L’opera, però, dimostra una sottigliezza psicologica raramente raggiunta dall’artista, unita a una stesura di grande equilibrio, intessuta di echi impressionisti, rimediati in maniera personale. Manet gioca ancora una volta sul posizionamento dell’osservatore all’interno dello spazio del dipinto, ma intreccia questa volta un dialogo particolarmente sottile tra chi guarda e chi viene guardato. A prima vista, si ha infatti l’impressione di trovarsi davanti ad una scena convenzionale, in cui la cameriera, assorta e malinconica, guarda verso di noi senza vederci, e oltre la quale possiamo spaziare sulla clientela dell’affollato locale. A un’osservazione più accurata, però, si coglie il particolare di destra, rendendosi conto che tutto ciò che si vede alle spalle della ragazza è in realtà riflesso in uno specchio.Il rapporto spaziale si complica così imprevedibilmente e il cliente in cilindro al quale la cameriera si rivolge senza vederlo coincide con l’osservatore stesso. Come già avveniva nel capolavoro del venerato Velasquez, Las Meninas, la realtà non è quella che appare: l’atteggiamento che pare sollecito, guardando la ragazza di schiena, è in verità assente. Le Folies-Bergères, caffè concerto in gran voga all’epoca a Parigi, frequentato da una varia umanità, punto di incontro per eccellenza, si trasforma così in luogo di assenza e solitudine.
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